FAQ: domande frequenti sui vaccini

Informazione e disinformazione

Il binomio informazione-disinformazione è un aspetto che al giorno d’oggi viene dibattuto quotidianamente a proposito di tutti i temi pubblici: politica, economia, lavoro, guerra, … e salute. Essendo questo un vademecum sulle vaccinazioni scritto da cittadini per i cittadini, non possiamo e non vogliamo sostituirci alle numerose ed autorevoli fonti scientifiche e istituzionali che più volte citiamo in queste pagine. Quello che possiamo fare è qualche osservazione di buon senso che aiuti a riflettere sulle cause della cattiva informazione e sulle conseguenze.

Negli anni ’50, dopo due guerre mondiali, e nel periodo in cui oltre ad aver debellato il vaiolo ci si accingeva a sconfiggere la poliomielite, era molto forte il senso di comunità e le vaccinazioni erano vissute come una occasione di salvezza dalle malattie, che veniva regalata a ciascuno con una ricaduta di salute collettiva, al punto da considerare non solo accettabile, ma fondamentale l’aspetto dell’obbligatorietà. Oggi invece la dimensione collettiva si perde e diventa dominante la scelta individuale, l’idea della obbligatorietà sfuma decisamente mentre si afferma come centrale il momento della valutazione soggettiva dei rischi e dei vantaggi, basata su una informazione sempre più autogestita.

Il livello culturale in Italia ha subito un enorme cambiamento nelle ultime decadi. Siamo passati da una popolazione che al 90% aveva a malapena la licenza elementare nel 1950, a quella attuale in cui la maggioranza delle persone ha come minimo un diploma di scuola superiore: siamo quindi più colti e ci riteniamo mediamente “ben informati” e comunque “capaci di informarci da soli”.

Ancora: 70 anni fa era complicatissimo, se non impossibile, che un genitore qualsiasi potesse informarsi per suo conto su argomenti scientifici, e l’unica fonte di informazioni era il medico, che veniva percepito come l’unico punto di riferimento autorevole, creduto e rispettato per il suo sapere. Oggi al contrario, si fa molto prima a tirar fuori lo smartphone e a cercare su internet, invece di andare dal medico. Sui media, sui social, nei forum, in pochi secondi possiamo trovare qualsiasi cosa. E non solo, possiamo essere noi stessi a dare “informazioni” ad altri, semplicemente con un click, raccontando le nostre opinioni e le nostre esperienze.

Per i vaccini, la prima e seria conseguenza di questi cambiamenti di contesto culturale è stato il calo delle coperture vaccinali, in particolare quelle di tutte le vaccinazioni per i bambini fino a 2 anni, mettendo così a rischio il raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge (soglia di copertura al 95%). Questo calo ha allarmato tutta la comunità scientifica mondiale, che negli ultimi anni ha prodotto molti studi sulla cattiva informazione, sull’esitazione vaccinale, sulla necessità che le fonti ufficiali e autorevoli allarghino il proprio spazio di informazione scientifica, corretta e comprensibile, sui media. Lo stesso PNPV ha tra le sue priorità quella di “Elaborare un Piano di comunicazione istituzionale sulle vaccinazioni”.

Infine, abbiamo toccato con mano le conseguenze della cattiva informazione da quando è nata l’emergenza Covid, periodo recente in cui abbiamo davvero letto e sentito, ovunque, tutto ed il contrario di tutto. Informarsi oggi sembra facile, ma allo stesso tempo ci si sente spesso sommersi dall’enorme quantità di informazioni disponibili, soprattutto in rete. E grande quantità non è quasi mai sinonimo di qualità. Diventa quindi fondamentale saper distinguere e scegliere fonti sicure e istituzionali che garantiscono contenuti controllati e validati scientificamente.

False credenze e domande frequenti

Per questo paragrafo le fonti sono: #Iovaccino – Guida intergalattica per genitori dubbiosi; Vaccinarsi.org: contro la disinformazione; Wikivaccini Regione Lombardia: interviste con gli esperti.

Ipotesi: non ha senso vaccinare oggi i bambini contro alcune malattie, dato che sono scomparse nei paesi sviluppati.

Questa ipotesi è falsa. Fatta attualmente eccezione per il vaiolo, che è stato attualmente eradicato (non vi è più stato un solo caso nel mondo di vaiolo bovino, tuttavia è recente la comparsa del vaiolo nelle scimmie), occorre sottolineare che le grandi malattie del passato non sono “scomparse”. Esse vengono invece “tenute sotto controllo” proprio dalle vaccinazioni.

  • Data la presenza di queste malattie in altri paesi, l’alta contagiosità e la facilità con cui oggi ci spostiamo da un paese all’altro, si potrà smettere di vaccinare soltanto quando l’agente biologico responsabile scomparirà in tutto il pianeta (eradicazione).
  • Una malattia precedentemente eliminata in un paese può ritornare se la copertura vaccinale (ossia la percentuale di persone vaccinate in una popolazione) scende al di sotto di un certo livello critico, livello che a sua volta dipende dalla contagiosità della malattia (più una malattia è contagiosa, più alta deve essere la percentuale dei vaccinati).
Ipotesi: è stato il più sano stile di vita – e non i vaccini – a determinare la diminuzione dell’incidenza di malattie infettive nel secolo scorso

Ipotesi: è stato il più sano stile di vita – e non i vaccini – a determinare la diminuzione dell’incidenza di malattie infettive nel secolo scorso; la scomparsa di malattie, come ad esempio la poliomielite o la difterite, nei paesi sviluppati non è dovuta alla vaccinazione, ma alle migliorate delle condizioni igienico-sanitarie.

Questa ipotesi è falsa, o vera solo in piccola parte. Sicuramente i progressi nell’igiene pubblica (reti fognarie, acqua potabile, carni più controllate) hanno contribuito a ridurre la diffusione delle malattie.

  • Se l’ipotesi fosse vera, le diminuzioni delle malattie sarebbero state graduali, e non invece repentine in coincidenza con l’introduzione dei vaccini.
  • Se l’ipotesi fosse vera, tutte le malattie sarebbero diminuite in contemporanea, mentre invece solo quelle per cui sono stati disponibili i vaccini non hanno smesso di colpire le popolazioni.
  • Se l’ipotesi fosse vera, le malattie infettive non tornerebbero a comparire nei paesi più sviluppati. Si è visto invece un rapido ritorno di focolai in tutti i casi in cui le coperture vaccinali sono scese.
  • Se l’ipotesi fosse vera, con le attuali condizioni di vita, non si verificherebbero più grandi epidemie: il Covid-19 ci ha recentemente insegnato che purtroppo così non è.
Ipotesi: i vaccini indeboliscono il sistema immunitario dei bambini

Ipotesi: i vaccini indeboliscono il sistema immunitario dei bambini; molti credono che il sistema immunitario dei bambini sia poco sviluppato per sopportare le multiple vaccinazioni che il calendario vaccinale prevede, e che addirittura queste lo sovraccarichino e lo indeboliscano.

Questa ipotesi è falsa.

  • Se l’ipotesi fosse vera, gran parte dei neonati non sopravvivrebbe alla moltitudine di virus, batteri e funghi che si trova a fronteggiare subito dopo la nascita.
  • Rispetto a tale enorme massa di microorganismi, gli antigeni contenuti nei vaccini costituiscono un carco davvero minimo per il sistema immunitario del bimbo: è stato calcolato che gli 11 vaccini che ogni lattante riceve contemporaneamente negli Stati Uniti, impegnano solo lo 0,1% del suo sistema immunitario.
  • La malattia naturale impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione.
  • Il neonato sviluppa la capacità di rispondere ad antigeni (ossia tutte le sostanze capaci di indurre una risposta immunitaria, germi compresi) prima ancora della nascita. Dopo la nascita viene protetto per un breve tempo dagli anticorpi materni. Il sistema immunitario del neonato non è quindi “debole”.
Ipotesi: è meglio prendersi le malattie che vaccinarsi

Questa ipotesi è falsa.

  1. La vaccinazione è un atto di prevenzione, e come tutti gli atti di prevenzione viene offerto quando si valutano rischi e benefici e si conclude che è decisamente meglio non rischiare di ammalarsi.
  2. Ammalarsi di malattie che sarebbero prevenibili con il vaccino impegna il sistema immunitario molto di più di quanto accadrebbe sottoponendosi alla vaccinazione. Gli antigeni presenti nei vaccini sono in numero largamente inferiore rispetto a quelli che ci aggredirebbero per la malattia.
  3. Il caso delle malattie infettive, quindi contagiose, non riguarda solo una scelta personale: decidendo di ammalarci, infatti, sottoponiamo a rischio anche tutte le persone con cui entriamo in contatto; vi sono alcuni soggetti particolarmente fragili che non possono per motivi oggettivi vaccinarsi, per cui la scelta di non proteggere noi stessi si ripercuote anche sulla salute degli altri.
  4. L’unico inconveniente della vaccinazione è il fastidio di alcune iniezioni e il rischio, nella quasi totalità dei casi, è solo un braccio dolorante e arrossato, malessere, febbricola. Il prezzo che si paga per una singola infezione naturale è notevolmente superiore: si corre il rischio di paralisi per infezione da polio, di ritardo mentale per infezione naturale da Hib, di cirrosi epatica per infezione da virus dell’epatite B, di sordità per infezione da parotite, di polmonite per infezione da varicella. Il rischio che si corre contraendo l’infezione naturale è molto più alto del rischio legato alla vaccinazione.
Ipotesi: vaccinare un bambino a soli 2 mesi è troppo presto

Ipotesi: vaccinare un bambino a soli 2 mesi è troppo presto; collegata all’ipotesi precedente, questa convinzione teorizza che, a causa del sistema immunitario troppo fragile del bambino, si dovrebbe aspettare che sia più grande prima di vaccinarlo.

Questa ipotesi è falsa. Abbiamo già illustrato che il sistema immunitario del neonato non è debole, e che i vaccini non lo indeboliscono. Inoltre:

  1. Gli anticorpi della madre proteggono il bambino per un periodo molto breve: a due mesi sono già sufficientemente bassi da metterlo a rischio di contagio. La protezione determinata da una risposta attiva del sistema immunitario del bambino è inoltre molto più forte di quella data dagli anticorpi acquisiti in maniera passiva.
  2. Nel bambino di 2 mesi le vaccinazioni sono sicure: aspettare non aumenta la sicurezza dell’atto vaccinale.
  3. Ritardare l’inizio delle vaccinazioni rende il bambino suscettibile alle infezioni prevenibili e lo sottopone ad un rischio alto. Sappiamo ad esempio che la pertosse nel lattante si manifesta costantemente in modo atipico, con crisi di apnea, cosa che la rende molto pericolosa specialmente nei primi mesi di vita.
Ipotesi: più vaccini somministrati contemporaneamente sono dannosi, perché espongono l’organismo ad un numero altissimo di antigeni

Questa ipotesi è falsa. Nella nostra vita siamo continuamente a contatto con moltissimi microrganismi contemporaneamente. Per esempio, nelle prime ore di vita un bambino viene esposto a più di 400 specie diverse di batteri che corrispondono, considerando che ogni batterio presenta un numero variabile tra 3.000 a 6.000 antigeni, a più di 1.000.000 di antigeni differenti. Altro esempio: il vaccino contro la pertosse contiene tre antigeni, mentre un solo batterio di Bordetella pertussis ha più di 2000 antigeni. I vaccini sono quindi una goccia nel mare di antigeni che quotidianamente mangiamo e respiriamo. È evidente quindi che gli antigeni presenti nei vaccini sono un numero irrisorio.

  1. Andando a confrontare l’esposizione agli antigeni che si ha con la malattia vera e propria rispetto a quella con il corrispondente vaccino, risulta evidente come quest’ultimo sia a tutti gli effetti uno stimolo minimo per il sistema immunitario del bambino. Un esempio è quello dell’epatite B in cui in una settimana di malattia l’organismo viene esposto a 1162 microgrammi l’ora di antigene, mentre con il vaccino l’esposizione è di solamente 30 microgrammi totali nelle tre dosi.
  2. Il sistema immunitario del bambino reagisce in maniera del tutto simile a vaccinazioni multiple somministrate contemporaneamente e ai corrispondenti singoli vaccini dati separatamente. Studi clinici dimostrano che la somministrazione contemporanea del vaccino esavalente e del vaccino 13-valente contro lo pneumococco, oltre a non determinare un aumento degli effetti collaterali severi, non produce una risposta inferiore rispetto alla somministrazione separata dei due vaccini. La stessa evidenza è stata verificata per tutti gli altri gruppi di vaccini somministrati in contemporanea.

Fare più vaccinazioni nella stessa seduta determina certamente meno stress per il bambino e un aumento della aderenza al piano vaccinale. Al contrario invece si può immaginare quali traumi psicologici possa subire un bambino che, per essere adeguatamente protetto attraverso la somministrazione dei vari vaccini dell’attuale calendario vaccinale, debba fare più di 20 punture nei primi due anni di vita.

Ipotesi: i vaccini causano malattie autoimmuni perché indeboliscono il sistema immunitario

Questa ipotesi è falsa. Innanzitutto abbiamo già detto che i vaccini non indeboliscono il sistema immunitario, anzi aiutano a stimolarlo. Inoltre:

  1. L’ipotesi di un ruolo delle vaccinazioni nel causare autoimmunità e malattie autoimmuni si basa esclusivamente su aneddoti o studi osservazionali non controllati in cui viene descritto lo sviluppo di meccanismi autoimmuni che sono però fugaci e che comunque non determinano mai l’innesco di malattie autoimmuni.
  2. Diversi elementi scientifici hanno escluso ogni nesso causale fra vaccini e sviluppo di malattie autoimmuni. Le malattie autoimmuni si sviluppano a prescindere dalle vaccinazioni.
  3. Le vaccinazioni non peggiorano mai il decorso clinico di pazienti già affetti da malattie autoimmuni.

Una grande mole di dati scientifici, acquisiti con metodologie rigorose, dimostra inequivocabilmente che sono invece le infezioni (e non i vaccini) ad innescare i meccanismi autoimmuni e le malattie autoimmuni. Si ritiene che il 99.99% dei bambini, grazie alle vaccinazioni evita non solo le malattie infettive, ma anche il rischio conseguente di malattia autoimmune.

Ipotesi: i vaccini aumentano la tendenza allergica di un individuo

Ipotesi: i vaccini aumentano la tendenza allergica di un individuo; alla base di questa ipotesi falsa sta il seguente ragionamento: negli ultimi decenni c’è stato un sensibile aumento delle allergie nei bambini e nello stesso periodo è aumentato il numero di vaccini somministrati, quindi i due fenomeni sono collegati.

  1. Per affermare che tra i due eventi c’è una relazione di causa bisogna dimostrarlo. In assenza di una dimostrazione scientifica, questa spiegazione non ha nessuna credibilità. Negli anni scorsi sono stati condotti diversi studi per valutare questa ipotesi, che sino ad ora non è stata dimostrata.
  2. É stato invece dimostrato il contrario, ossia le vaccinazioni praticate in età pediatrica non aumentano il rischio di sviluppare allergie. Come esempio si può esaminare la Germania: prima della riunificazione (avvenuta nel 1989) i bambini residenti nei due Stati tedeschi avevano livelli differenti di copertura vaccinale: nella Germania Est la percentuale dei vaccinati era molto più alta che nella Germania Ovest. Se la teoria delle allergie favorite dalle vaccinazioni fosse corretta, ci saremmo dovuti aspettare una più alta prevalenza di bambini allergici nella Germania Est. Invece è accaduto il contrario: gli allergici erano più numerosi a Ovest.
  3. Non si dimentichi che l’alta prevalenza delle allergie nei Paesi occidentali è invece riconducibile scientificamente ad altri ben noti fattori di rischio, quali l’inquinamento atmosferico, la presenza di poveri sottili, l’utilizzo di pesticidi ecc.
Ipotesi: i vaccini causano altre malattie

Ipotesi: i vaccini causano altre malattie; anche questa ipotesi è falsa. Sono numerosi i sospetti infondati che associano alla vaccinazione il rischio di contrarre altre malattie: abbiamo già parlato delle patologie autoimmuni e delle allergie. Riassumiamo i dubbi che vengono più frequentemente sollevati a riguardo.

  1. Nessuna relazione tra vaccini ed epilessia: normalmente nei bambini l’epilessia si manifesta nel primo anno, ovvero nell’età in cui oltre il 95% dei bambini riceve le prime vaccinazioni: questa coincidenza tra un primo episodio di convulsione e la vaccinazione viene quindi erroneamente interpretata come un rapporto causa-effetto. A volte la vaccinazione è semplicemente l’evento che smaschera la presenza di una forma di epilessia di origine genetica. Le convulsioni sono tra gli eventi rari o molto rari dopo una vaccinazione. Spesso sono dovute alla febbre, vi sono molti bambini che manifestano convulsioni associate ai primi episodi febbrili. Ma un episodio convulsivo non è necessariamente segno di epilessia.
  2. Nessuna relazione tra vaccini ed encefalite: negli anni scorsi, alcune osservazioni avevano evidenziato casi di encefalopatie in seguito alla somministrazione di due vaccini: morbillo e pertosse. Per il morbillo molteplici studi non sono riusciti a dimostrare scientificamente una relazione di causa. Per la pertosse, negli anni ‘70 e ‘80 si utilizzava un vaccino a cellule intere, e pur non riuscendo a trovare nessuna prova di una relazione causa-effetto ( anche perché diversi dei pazienti con diagnosi di encefalopatia post-vaccinale si sono rivelati in realtà affetti da epilessia mioclonica severa dell’infanzia, o sindrome di Dravet, mutazione genica che si produce già durante la gravidanza), si optò negli anni ‘90 per un nuovo vaccino acellulare, quello oggi utilizzato, che ha ridotto moltissimo gli effetti collaterali, anche quelli non gravi. Per completezza aggiungiamo questi dati: la malattia del morbillo causa encefalite ogni 2000 casi, morte ogni 3000; la parotite causa encefalite ogni 300 casi; la pertosse causa morte e/o encefalite in un caso su 20. I casi osservati (ripetiamo, senza relazione causale provata) di encefalite post-vaccinale si verificano invece ogni milione di casi. È quindi certo che la vaccinazione diminuisce il rischio di encefaliti da infezione.
  3. Nessuna relazione tra vaccini e autismo: questa diceria circolò negli anni ’90 dopo la pubblicazione di uno studio che ebbe una vasta risonanza nel mondo scientifico e una notevole eco mediatica. Gran parte dell’interesse dei media fu dovuto però al fatto che lo studio in questione si è molto presto rivelato dubbio dal punto di vista scientifico (si basava tra l’altro soltanto su 12 bambini e non metteva a confronto i vaccinati e i non vaccinati) e dal punto di vista etico (oltre ad aver alterato l’esito di alcuni test, lo studio era finanziato da un gruppo di avvocati di famiglie con bambini autistici che intendevano intraprendere un’azione legale di risarcimento). Nel 2011 è stato definitivamente dimostrata la frode scientifica, l’autore è stato radiato dall’albo e non può più esercitare la professione.
  4. Nessuna relazione tra vaccini e tumori: non vi sono evidenze che i vaccini possano provocare i tumori. I tumori sono causati da mutazioni, o alterazioni geniche, delle nostre cellule. Queste mutazioni sono in parte ereditarie e in parte provocate da fattori esterni (abitudini dietetiche, abitudini sociali, fumo di sigaretta, esposizione a sostanze tossiche derivate dall’industria e dall’agricoltura, ecc.). L’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ente preposto a valutare tutti gli agenti cancerogeni attualmente riconosciuti, nel suo rapporto più recente conferma che fra tutti gli agenti esterni con evidenza di cancerogenicità nell’uomo non sono presenti i vaccini. Al contrario, i vaccini sono già stati utilizzati con successo per combattere e prevenire i tumori: è il caso della vaccinazione antiepatite B, che sta riducendo drasticamente il numero dei morti per tumore al fegato, e del vaccino contro il Papilloma Virus (HPV) che ridurrà il numero di morti per carcinoma della cervice uterina e probabilmente anche altri tumori associati al virus. Vi sono grandi attese per l’utilizzo in futuro dei vaccini contro altri tipi di tumore.
  5. Nessuna relazione tra vaccini e morte in culla: si chiama “morte in culla” la morte durante il sonno di un bambino sano nel suo primo anno di età quando si possono escludere tutte le altre cause di decesso del neonato. Nei Paesi industrializzati l’incidenza varia tra 0,09 e 0,8 casi per 1000 neonati. Il picco di incidenza della morte in culla è tra i 2 e i 4 mesi di età; questa è anche l’età in cui si iniziano a praticare le vaccinazioni per l’infanzia. La relazione temporale di questi due eventi può portare a sospettare l’esistenza di una relazione causa-effetto tra di essi. Tuttavia, numerosi studi hanno permesso di escludere una relazione causale tra vaccini e morte in culla. In realtà negli anni ‘70 in molti Paesi europei (Francia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Regno Unito e Paesi Bassi) si era registrato un incremento costante dei casi di morte in culla, seguito poi da un crollo dei casi attorno al 1992. Ma proprio negli anni ’70 era giunta in Europa dagli USA l’usanza di consigliare la posizione prona (a pancia in giù) come posizione di riposo del neonato. L’abbandono di questa pratica ha permesso di registrare un abbassamento straordinario e repentino di morti in culla in tutti i Paesi. Negli USA, grazie a numerose campagne di prevenzione e alla raccomandazione di far dormire i bambini a pancia in su (supina), tra il 1992 e il 1998 la proporzione dei bambini messi a dormire in posizione prona passò dal 70 a 17% e i tassi di morte in culla si ridussero di circa il 40% passando da 1.2 a 0.72 casi ogni 1000. La raccomandazione più importante e che si è rivelata più efficace nel prevenire la morte in culla è quella di far dormire il bambino in posizione supina.
Ipotesi: i vaccini sono pieni di sostanze come mercurio, formaldeide e alluminio

Ipotesi: i vaccini sono pieni di sostanze come mercurio, formaldeide e alluminio: questa ipotesi è falsa, perché le suddette sostanze o sono del tutto assenti nei vaccini, o sono presenti in quantità assolutamente al di sotto delle soglie di tossicità. Vediamole una per una.

Il mercurio è un elemento diffuso sulla terra, contenuto in acqua, terreno, piante e animali. La forma più tossica è il metilmercurio (viene assunto dall’uomo soprattutto consumando pesce e frutti di mare); invece l’etilmercurio, che anni fa era utilizzato come conservante in alcuni vaccini, risulta meno tossico, ed era comunque utilizzato in quantità estremamente ridotte. I vaccini pediatrici attualmente disponibili da diversi anni non contengono più etilmercurio: la sua eliminazione è stata dettata dal principio di precauzione, sebbene vari studi epidemiologici non abbiano dimostrato conseguenze per la salute dei bambini a suo tempo vaccinati con prodotti contenenti tale conservante.

Ogni giorno ingeriamo con il cibo dai 5 ai 20 mg di alluminio, contenuto soprattutto nei vegetali. Un lattante ingerisce quotidianamente alluminio tramite il latte (quello materno, ha una concentrazione di circa 40 microgrammi per litro, mentre il latte artificiale presenta una concentrazione più elevata, in media 225 microgrammi per litro). La tossicità da alluminio è riscontrabile solo nei lavoratori professionalmente esposti. L’OMS afferma che nella popolazione generale non esiste alcun rischio sanitario in relazione all’assunzione di alluminio tramite farmaci e alimentazione. I sali di alluminio non sono eliminabili dai vaccini che attualmente li contengono, perché giocano un ruolo fondamentale nella risposta immunitaria (senza di essi l’efficacia di alcuni vaccini sarebbe fortemente ridotta); il contenuto di alluminio nei vaccini è dell’ordine di alcuni mg (precisamente varia a seconda del prodotto da 0,25 a 2,5 mg), quindi assolutamente inferiore alla quantità che ingeriamo ogni giorno.Non tutti sanno che il nostro organismo produce naturalmente piccole quantità di formaldeide: questa sostanza fa parte del nostro normale metabolismo ed è necessaria per la produzione del DNA e di alcuni aminoacidi. La formaldeide è utilizzata, nella preparazione di alcuni vaccini, solo come agente inattivante (per uccidere quindi il virus o il batterio); in questi casi il prodotto finito ne contiene solamente minime tracce. In un ridotto numero di vaccini la formaldeide è invece presente come conservante, ad una concentrazione non superiore a 0,1 mg. Infine, i moderni vaccini combinati, ossia gli esavalenti (difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus, epatite B) e quelli contro pneumococco e meningococco, non contengono questo conservante.

Ipotesi: con i vaccini ci iniettano microspie che ci controllano

Assolutamente falsa, questa è davvero una delle più clamorose fake news circolate sul web. Tecnicamente non risultano sul mercato microspie così piccole da poter essere iniettate tramite l’ago di una siringa. Non si capisce poi quale sarebbe lo scopo di marcare e spiare milioni di persone con questa tecnica “invasiva”: esistono già innumerevoli tecnologie informatiche che consentirebbero di spiare le persone, per cui dover iniettare circuiti sarebbe assurdo. Ci appelliamo al buon senso delle persone.

Domanda: come mai tante notizie false e negative sulle vaccinazioni?

Vi sono molteplici motivi per cui le notizie false (fake news) si diffondono molto più largamente e velocemente di quelle vere; il dilagare delle notizie false riguarda tutto, non solo il mondo dei vaccini, ed è sempre più frequentemente dibattuto. Si tratta spesso di storie insolite e inverosimili che, a un certo punto della loro diffusione, ricevono larga eco dai media, tramite i quali ricevono “patente di credibilità”.

  1. Negli ultimi anni la resistenza di alcuni genitori verso le vaccinazioni continua a crescere, anche se sono chiari i pericoli derivanti dalle malattie prevenibili con vaccinazione e nonostante le rassicurazioni dei medici sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini. Questa resistenza è in parte dovuta alla proliferazione di articoli, libri e siti web che mettono in dubbio la sicurezza ed il valore delle vaccinazioni. Tra le false credenze più diffuse rientrano: che vi siano enormi rischi di effetti collaterali; che “è sufficiente se si vaccinano gli altri, per cui io non mi vaccino”; che il “non fare” sia meno colpevole del fare; che la malattia sia talmente rara che la vaccinazione è superflua; che è meglio sviluppare l’immunità naturale ammalandosi piuttosto che quella vaccinale.
  2. Il mondo dei media mira al sensazionalismo, a ciò che fa notizia. Le rarissime reazioni gravi ai vaccini hanno generalmente una risonanza enorme, che induce a dimenticare i dati su malattie, complicazioni e morti evitate. I milioni di vaccini somministrati senza alcun problema, invece, semplicemente non fanno notizia.
  3. Internet è il luogo ideale per la diffusione di notizie false in quanto molto spesso non sono citate le fonti, non si sa chi siano gli autori e i messaggi viaggiano velocissimi con una amplificazione mediatica. Ma si pone il problema dell’autorevolezza dei contenuti. Chi garantisce la loro validità? La quantità di contenuti è immensa (perché sono tantissime le persone che possono produrne) ed è difficile poter distinguere tra informazioni corrette e non. Non è facile per un non addetto ai lavori orientarsi tra tante informazioni e distinguere quelle corrette da quelle create ad arte per fare confusione.
  4. In Italia circa l’80% dei genitori naviga in rete e di questi il 70% utilizza le informazioni avute, per decisioni relative la propria salute. Questo perché la ricerca on line è più semplice e veloce rispetto a quella effettuata in modo tradizionale con la lettura di riviste, libri o consultando il proprio medico. Più della metà degli utilizzatori di internet ritiene inoltre che le informazioni online siano sempre attendibili, mentre la possibilità di trovare informazioni false o fuorvianti è molto alta. È molto più probabile trovare contenuti contro le vaccinazioni su internet che su altre fonti di informazione.

Il medico, che dovrebbe essere l’esperto, quello che consiglia, quello che dà i contenuti corretti, perde di autorevolezza e viene messo in discussione; a volte sembra più autorevole chi pubblica contenuti in rete (“ma dottore! L’ho letto su internet”).

Domanda: a chi rivolgersi per avere più informazioni? Dove trovare informazioni scientifiche corrette sui vaccini?

Quando si tratta di scelte che riguardano la salute, è sempre bene decidere con cognizione di causa e cercare notizie attendibili. Il primo luogo dove cercare informazioni è l’ambulatorio del proprio pediatra e/o medico di famiglia: è la persona che meglio di ogni altra conosce la nostra storia clinica, le eventuali allergie, le malattie pregresse, il nostro iter vaccinale. Per altre eventuali informazioni, se proprio si vuol ricorrere al web, consigliamo le pagine di portali istituzionali, e mai forum di opinione, narrazioni di esperienze personali, giudizi di persone non accreditate. I migliori siti istituzionali sulle vaccinazioni sono quelli del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), della Società Italiana di Igiene (SItI), i portali delle sanità Regionali e quelli delle varie Aziende Sanitarie. Vi sono poi altri siti tematici specifici, come quelli di AIFA (Agenzia Italiana del farmaco), della SIP (Società Italiana di Pediatria), quelli europei (come ad esempio EVIP, European Vaccination Information Portal, che è disponibile anche in lingua italiana).

Ecco alcuni riferimenti e link utili dove informarsi con sicurezza:

Domanda: i vaccini sono sicuri?

La risposta è , i vaccini sono tra i farmaci più sicuri che abbiamo a disposizione. Questa risposta si basa sui seguenti dati:

  1. i vaccini sono prodotti con tecnologie che ne permettono un’ottimale purificazione e qualità;
  2. prima di essere messi in commercio, vengono sottoposti a numerosi studi e ricerche per evidenziarne l’efficacia e la massima sicurezza (anche perché si tratta di farmaci molto particolari, che vengono somministrati a milioni di persone sane);
  3. gli esami per i vaccini non finiscono mai: anche dopo la loro commercializzazione viene studiata la loro sicurezza e il loro impatto sulla popolazione. Ogni volta che emerge l’ipotesi relativa ad un effetto collaterale importante, inizia una serie di studi epidemiologici che hanno lo scopo di verificare la fondatezza dell’ipotesi.

Naturalmente i vaccini, come tutti i farmaci, possono essere accompagnati da effetti collaterali. A parte le reazioni banali come la febbre o l’irritabilità, sono descritte reazioni estremamente rare, come le reazioni allergiche gravi (shock anafilattico): quest’ultimo compare in genere immediatamente o entro pochi minuti dalla vaccinazione. É sufficiente, dopo la vaccinazione, rimanere per almeno 15 minuti nella sala d’attesa dell’ambulatorio vaccinale, che è attrezzato per il trattamento di questo tipo di reazioni.

Domanda: esistono dei test che possono predire gli effetti collaterali dei vaccini?

Al momento la risposta è no. Tutti noi vorremmo avere a disposizione accertamenti di laboratorio (screening genetici) in grado di prevedere eventuali reazioni avverse dei farmaci in generale e dei vaccini in particolare. Non vi sono attualmente elementi scientifici che confermino l’utilità e la necessità di uno screening genetico prima della vaccinazione, altrimenti tutti i medici effettuerebbero questi accertamenti (oltretutto estremamente costosi). Esiste invece l’anamnesi preliminare, ovvero la possibilità di identificare le situazioni che controindicano (temporaneamente o per sempre) la somministrazione di un vaccino, oppure le situazioni che richiedono prudenza nell’iniziare o continuare una vaccinazione. Vi sono studi recenti che hanno valutato il ruolo dei fattori genetici nella comparsa di reazioni avverse dopo la vaccinazione e i primi risultati mostrano una possibile relazione tra eventi avversi patrimonio genetico, anche se non vi è ancora alcuna applicazione pratica. È auspicabile, comunque, che gli studi e le ricerche continuino perché proprio nell’ambito della genetica ci si aspettano i progressi più eclatanti per la salute.

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