La vaccinazione

La vaccinazione è una strategia preventiva di tutela della salute attuata al fine di proteggere un individuo da una malattia di natura infettiva prima che questa si manifesti. Le vaccinazioni sono da sempre considerate, nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive, uno strumento dalla comprovata efficacia, costo-efficacia e sicurezza. La loro introduzione ha permesso di debellare malattie letali come il vaiolo; di ridurre in pochi decenni, in modo sicuro ed estremamente rilevante, l’incidenza di malattie gravi e potenzialmente letali che erano diffuse da millenni, la mortalità infantile e varie forme di disabilità nel mondo, nonché di ridurre notevolmente la diffusione di patologie infettive molto comuni (ad esempio il morbillo), che nascondono però complicanze gravi. Le vaccinazioni rappresentano quindi uno strumento a tutela non solo dell’individuo, ma anche della collettività. Le vaccinazioni sono usate come mezzo di protezione da numerose malattie virali, che non possono essere trattate con gli antibiotici, ma anche per combattere infezioni batteriche che possono provocare complicazioni permanenti e conseguenze gravi (per esempio: meningite o setticemia). 

Le vaccinazioni di profilassi sono un presidio preventivo fondamentale per la salute dell’infanzia, e negli ultimi decenni hanno permesso di ridurre in maniera estremamente rilevante sia il numero di patologie gravi, che la mortalità e le forme di disabilità infantile nel mondo. Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’introduzione delle vaccinazioni ha portato al dimezzamento dei decessi imputabili alle più note malattie prevenibili da vaccino, consentendo di evitare ogni anno tra i 2 ed i 3 milioni di decessi. L’occasionale rinuncia di alcuni genitori alle vaccinazioni consigliate per i propri figli, spesso sulla base di fuorvianti informazioni pseudoscientifiche o di credenze errate sulla reale sicurezza dei vaccini, ha portato negli ultimi anni ad un aumento dell’incidenza di malattie gravi o potenzialmente mortali (che sarebbero facilmente evitabili tramite semplici vaccinazioni) in migliaia di bambini. Eppure, per convincerci dei disastri che l’assenza di vaccinazione può provocare, basta osservare cosa succede nelle regioni più povere del pianeta: le malattie prevenibili da vaccino sono ancora oggi responsabili di milioni di decessi nel mondo dove oltre 19 milioni di bambini, uno ogni 5, non hanno ricevuto le vaccinazioni contro difterite, tetano e pertosse.

Quando la vaccinazione viene effettuata su una fetta ampia della popolazione, l’effetto protettivo si moltiplica grazie a quella che viene definita “immunità di gregge: le vaccinazioni di massa, riducendo il numero di persone che possono contrarre l’infezione, rendono più difficile la propagazione e la riproduzione dei microbi che ne sono responsabili. Per questa ragione, le vaccinazioni sono realmente efficaci nel contrastare una malattia soltanto se si vaccina un’alta percentuale della popolazione. In questo modo la vaccinazione diventa un formidabile strumento di prevenzione collettiva, in grado di evitare tanto la preoccupazione che la malattia provoca nei genitori, quanto i costi sociali ed economici della malattia (visite, farmaci, ricoveri ecc.), e soprattutto di scongiurare i rischi di nuova diffusione di patologie anche gravi come la difterite e la polio, oggi non presenti in Italia.

L’effetto protettivo sulla popolazione nel suo complesso manifesta i benefici soprattutto su quella piccola parte della popolazione che non può essere direttamente vaccinata, i “soggetti fragili”: bambini nei primissimi mesi di vita, bambini o adulti con patologie croniche o in trattamento con farmaci immunosoppressivi, anziani, ecc. In particolare, per gli anziani, considerato il progressivo invecchiamento della popolazione e il fenomeno dell’immunosenescenza (progressivo deterioramento del sistema immunitario dovuto al naturale avanzare dell’età) si va altamente innalzando il valore economico e sociale della vaccinazione degli adulti.

Non va infine dimenticato il ruolo dei vaccini nel contrasto all’antibiotico-resistenza, ovvero la capacità di un batterio di resistere all’azione di uno o più farmaci antibiotici. Gli antibiotici nascono per curare le infezioni batteriche, i vaccini per prevenirle: mentre l’antibiotico-resistenza si sviluppa molto rapidamente, i vaccini riescono a indurre un controllo prolungato dell’infezione. I vaccini, quindi, prevenendo l’infezione e la trasmissione del microorganismo, bloccano la sua potenzialità di acquisire e trasferire l’antibiotico-resistenza.

Ma in cosa consiste la vaccinazione? La procedura consiste nella somministrazione per iniezione intramuscolo (o in alcuni casi per via orale) di una soluzione contenente una piccola quantità dei batteri o virus responsabili di malattie, o di loro componenti (antigeni) modificati con tecniche di laboratorio. Si utilizzano piccolissime quantità di agenti infettivi inattivati, o più spesso solo piccole parti, che senza provocare la malattia sono in grado di generare una risposta immunologica simile a quella prodotta dal nostro organismo contro le infezioni: è il meccanismo della memoria immunologica, che fa sì che il nostro organismo ricordi e riconosca i germi che lo hanno precedentemente attaccato. Infatti, se l’individuo vaccinato verrà in contatto con l’agente infettivo contro cui agisce il vaccino, il sistema immunitario lo riconoscerà e produrrà una risposta in grado di neutralizzare la minaccia infettiva. Si istruisce di fatto il sistema immunitario a rispondere all’attacco del patogeno vero e proprio – qualora questo dovesse concretizzarsi in futuro – attraverso la produzione di anticorpi specifici.

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