Pillole di storia

I vaccini sono considerati dalla comunità scientifica come la più grande scoperta della medicina moderna. Per capire come hanno cambiato la nostra vita dobbiamo guardare al passato, quando ammalarsi era molto più semplice, le nozioni mediche molto ridotte rispetto ad oggi, e tanti dei farmaci e delle terapie che oggi conosciamo non esistevano.

Troviamo molte testimonianze, negli scritti degli antichi, di come le malattie colpissero continuamente il genere umano, e della facilità con cui si diffondevano. Diverse sono state le grandi epidemie che hanno flagellato le popolazioni nei secoli. Ai tempi di Tucidide un’epidemia di peste quasi annientò la città di Atene. Lo storico descrisse il gran numero di concittadini uccisi dalla malattia, ma annotò anche, nei suoi scritti, che i sopravvissuti alla peste non si ammalavano più della stessa; in qualche modo Tucidide si rese già conto del concetto di immunizzazione, ovvero del fatto che contrarre la malattia rendeva le persone salve da ulteriori contagi. Questa è l’idea fondamentale che sta alla base dei vaccini, e pur senza una consapevolezza scientifica è rimasta nella conoscenza popolare per secoli.

Alla fine del 1700 un medico della campagna inglese, Edward Jenner, ebbe l’intuizione che rivoluzionò il mondo della medicina. In quel periodo il vaiolo mieteva moltissime vittime. Esisteva però una categoria di persone che non veniva altrettanto duramente colpita dalla malattia: quella delle mungitrici di mucche. Jenner scoprì che chi lavorava a stretto contatto con i bovini si ammalava di una forma più leggera della malattia, il cosiddetto vaiolo bovino o vaiolo delle vacche (da cui deriva il termine vaccino che usiamo ancora oggi). Jenner provò quindi ad esporre un ragazzo di città sano a questa forma di vaiolo, e lo mise poi in contatto con persone affette da vaiolo umano; lo espose quindi al contagio, ma il giovane non si ammalò: nel 1796 quel ragazzo fu in pratica la prima persona ad essere vaccinata. La diffusione del vaccino permise di salvare dal vaiolo milioni di persone in tutto il mondo, fino ad arrivare al 1977, anno in cui si registrò in Somalia l’ultimo caso della malattia. Quelli di noi nati prima degli anni ‘70 portano ancora sul braccio una o due piccole cicatrici della vaccinazione e del richiamo antivaiolo, mentre i più giovani non ne hanno alcun ricordo. Il vaiolo, malattia contagiosa di origine virale, dichiarato eradicato a livello mondiale nel 1980, è stato una delle malattie più devastanti conosciute dall’umanità e ha causato milioni di morti prima di scomparire grazie alle vaccinazioni. Si ritiene che fosse esistito da almeno 3000 anni. 

Le esperienze del passato e l’invenzione del primo vaccino hanno contribuito alla diffusione nella conoscenza popolare (quantomeno nelle fasce più colte) di alcune buone pratiche relative all’immunizzazione. Ai tempi delle nostre nonne era ben noto, ad esempio, che alcune malattie infettive esantematiche, tipiche dell’infanzia (come ad esempio il morbillo), erano molto più pericolose se contratte dagli adulti, dagli anziani e dai neonati, e che una volta superata la malattia si diventava immuni per la vita. In mancanza della vaccinazione contro queste malattie, si ricorreva ai soli stratagemmi utili per limitare i danni. Se un bambino in età scolare si ammalava, si verificavano vere e proprie piccole epidemie stagionali che vuotavano le classi scolastiche, poiché il contagio correva velocissimo. Tuttavia, molto spesso, il bambino ammalato veniva messo vicino a fratelli, sorelle, cugini che non si fossero ancora ammalati, in modo da “togliersi il pensiero” e immunizzare in un sol colpo tutti i bambini della famiglia. I neonati, e genitori e nonni non già immunizzati, venivano allontanati e tenuti al sicuro quanto possibile. Erano le uniche armi per tenere sotto controllo la malattia e scongiurare le complicanze più gravi. Il distanziamento delle persone fragili era l’unica arma a disposizione, e immunizzare il maggior numero di bambini nell’età scolare era la sola strategia per limitare i contagi futuri. 

Dai tempi di Jenner sono stati creati vaccini per diverse malattie infettive, come ad esempio quello contro la poliomielite. Con la sua introduzione nel 1958 in Italia si è registrato un forte calo dei casi, fino ad arrivare, negli anni ’80, all’eliminazione della malattia nel nostro paese, anche grazie all’obbligatorietà della vaccinazione, tutt’oggi in vigore. La Commissione europea di certificazione per l’eradicazione della polio nel 2018 ha valutato e confermato lo status di zona polio-free per la Regione Europea, basando la propria conclusione sui dati contenuti nei report annuali relativi ai progressi compiuti nel 2017 dagli Stati membri. Tuttavia, a causa della facilità con cui oggigiorno le persone si spostano da un continente all’altro, e poiché la polio non è ancora debellata in alcune zone del mondo, dobbiamo continuare a vaccinare contro questa gravissima malattia anche se non vi sono più casi in Italia.

Grazie ai vaccini alcune malattie del passato sono ormai vaghi ricordi. Tuttavia, molte altre non sono ancora scomparse. Per questo dobbiamo continuare a vaccinarci. I grandi e continui progressi della ricerca hanno prodotto e continuano a produrre vaccini sempre più sicuri ed efficaci; numerose sono oggi le malattie infettive da cui possiamo proteggerci, e molte altre sono quelle contro cui si continua a cercare un vaccino. Il recente insegnamento della pandemia mondiale da SARS-COV2 (o Covid19) dimostra che siamo ancora soggetti alla comparsa di nuove malattie, alla loro rapidissima diffusione e contagiosità, da cui solo i vaccini possono difenderci.

Per approfondire, vedi il video divulgativo della Regione Emilia Romagna.

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