Malattie prevenibili con la vaccinazione

Dal 1796, anno della scoperta della vaccinazione come tecnica per sconfiggere le malattie infettive, sono numerose le malattie per cui sono stati messi a punto vaccini.

Tra tutte le malattie, si studiano e si creano vaccini per quelle più pericolose in termini di complicanze e mortalità, nell’ottica del rapporto costi/benefici. Più una malattia è grave e costosa in termini di salute, mortalità e cure necessarie, più vale la pena investire in ricerca e prevenzione. Questo spiega perché per alcune malattie i vaccini non vengono utilizzati; per alcune malattie le vaccinazioni sono obbligatorie o fortemente raccomandate (con legislazioni specifiche per ogni Paese), di altre ci si avvale solo in particolari occasioni (come i viaggi in Paesi dove la malattia è epidemica o endemica). Altre vaccinazioni sono raccomandate per specifiche fasce d’età o condizioni di rischio, laddove le complicanze siano più probabili e/o più pericolose.

Per talune malattie, particolarmente diffuse, impattanti o letali, la ricerca sta ancora studiando e cercando vaccini. Tra queste ad esempio AIDS, melanoma, cancro al seno.

VACCINI IN FASE DI SVILUPPO
antibatterici:contro malattie degenerative:antivirali:
gonococco*sclerosi a placcheaids
helicobacter pylorimorbo di Alzheimercitomegalovirus
streptococco b epatite c
lebbracontro il cancro:dengue
stafilococco aureocancro al senoebola
shigellosimelanomachikungunya
carie dentale  RSV (virus respiratorio sinciziale)
sifilideantiparassitari:
clamidialeishmaniosiantimicotici:
rackettsiosimalattia di Chagascandida
  malattia del sonnoistoplasmosi
Fonte: EpiCentro-Istituto Superiore di Sanità
MALATTIE PREVENIBILI CON VACCINO
ColeraHerpes zosterPneumococco
Difterite*InfluenzaPoliomielite*
Encefalite da morso di zeccaMalariaRabbia
Encefalite giapponeseMeningococcoRosolia
Epatite aMorbilloRotavirus
Epatite b*Papilloma virus umano (HPV)Tetano*
Febbre giallaParotiteTifo
Haemophilus influenzae b (HIB)PertosseVaricella
*vaccinazioni obbligatorie in Italia
Fonte: EpiCentro-Istituto Superiore di Sanità

Vediamo nel dettaglio le malattie che oggi siamo in grado di prevenire tramite vaccinazione[1].

[1] Fonte per le malattie prevenibili da vaccino: https://www.vaccinarsi.org/scienza-conoscenza/malattie-prevenibili

Colera

Il colera è una malattia infettiva caratterizzata da diarrea acquosa a insorgenza acuta, spesso accompagnata anche da vomito, che causa in poche ore grave disidratazione. Se non si interviene tempestivamente con adeguata idratazione e reintegro dei sali minerali, è letale in oltre il 50% dei casi.  Tuttavia, in circa 75% dei casi, potrebbe non comportare l’insorgenza di alcuna sintomatologia. L’agente responsabile è il Vibrio cholerae, e l’infezione in genere avviene tramite l’assunzione di acqua contaminata, o più raramente in seguito all’ingestione di alimenti lavati con essa (verdura, frutta, molluschi). Il colera è endemico in circa 50 Paesi, in particolare in Africa e nel sud e sud-est Asiatico. Nel corso del diciannovesimo secolo, ha causato sei pandemie e ucciso milioni di persone, e il batterio responsabile non è ancora stato eliminato dall’ambiente. L’assenza o la carenza di acqua potabile o la presenza di acque contaminate e le inadeguate condizioni sanitarie di alcune aree sono le principali cause di diffusione del colera. Per questo motivo, la vaccinazione contro il colera è raccomandata ai viaggiatori che si recano in alcuni paesi a rischio. In Italia, l’ultima importante epidemia di colera risale al 1973 in Campania e Puglia. Nel 1994 si è verificata a Bari un’epidemia di limitate proporzioni, in cui sono stati segnalati meno di 10 casi. Da allora, l’unico episodio descritto risale all’agosto del 2008 in un soggetto rientrato da un viaggio in Egitto.

Difterite

La difterite è una malattia infettiva grave provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che produce una tossina in grado di inibire le funzioni cellulari ed in particolare quelle delle cellule del cuore, del rene e del sistema nervoso. La malattia coinvolge quasi ogni membrana mucosa nella zona in cui si localizza (naso, faringe, laringe o altre). Trasmessa principalmente per via aerea, il contagio può avvenire direttamente tramite un malato o un portatore o, più raramente, per contatto indiretto mediante oggetti contaminati. Generalmente la malattia ha un decorso benigno e la gravità dipende dalla diffusione della tossina. Le complicanze interessano il sistema respiratorio (ostruzione delle vie aeree), il cuore (miocardite), i reni (insufficienza renale) e il sistema nervoso (neuropatia periferica). La letalità varia dal 3% al 23% in relazione alla forma clinica ed alla possibilità di trattamento. La difterite è presente in molte parti del mondo. Una vasta epidemia di difterite è avvenuta nei Paesi dell’ex Unione Sovietica negli anni ’90, con 157.000 casi riportati e 5.000 morti. Anche se le cause di questa epidemia non sono state completamente comprese, un fattore importante è stata la mancanza di vaccinazioni di routine degli adulti. In Italia, dove la copertura vaccinale supera il 90%, l’ultimo caso di difterite segnalato risale al 1996.

Encefalite da morso di zecca (TBE)

L’encefalite da morso di zecca è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un virus appartenente al genere Flavivirus (molto simile al virus della febbre gialla) che viene trasmesso all’essere umano dal morso di zecche del genere Ixodes, ma anche col consumo di latticini infettati. La distribuzione e l’incidenza stagionale della TBE rispecchiano la biologia della zecca (massima attività in primavera-estate). La zecca, con la saliva, anestetizza la sede del morso che quindi può passare inosservato.  Nel 70% dei casi l’infezione è asintomatica o si manifesta con sintomi poco rilevanti, o similinfluenzali (febbre alta, mal di testa importante, mal di gola, stanchezza, dolori muscolari e articolari) per alcuni giorni. In alcuni casi, però, dopo un intervallo senza sintomi, inizia una seconda fase caratterizzata da segni di coinvolgimento del sistema nervoso centrale (encefalite, paralisi flaccida). La mortalità è mediamente dell’1-5%. Le aree endemiche sono Austria, Germania, Svezia, Croazia, Finlandia, Norvegia, Ungheria, Slovenia, Finlandia, Polonia, Parte dell’ex-URSS, Svizzera e Repubblica Ceca. L’area di diffusione si sta estendendo anche in aree suburbane della Germania. Inoltre rimane diffusa nel nord della Cina e della Mongolia. Come per il colera, anche per questa malattia è consigliata la vaccinazione prima di recarsi in determinati paesi. In Italia i casi sono in aumento e si è passati da 2 casi registrati nel 1992 ai 19 casi del 2002 ed è endemica nelle province di Trento, Belluno e Gorizia.

Epatite virale A (HAV)

L’epatite A è una malattia infettiva acuta causata da un virus a RNA appartenente al genere Heparnavirus, che aggredisce le cellule del fegato. L’ittero (ingiallimento della pelle e della parte bianca degli occhi) è il segno principale della patologia. L’infezione si manifesta sempre in forma acuta, nella maggior parte dei casi si risolve completamente ma raramente si può verificare una forma fulminante, potenzialmente letale. L’uomo è l’unico ospite in cui il virus vive e si replica. È presente in tutto il mondo, sia in forma sporadica che epidemica, ma con una maggior frequenza nei Paesi del sud del mondo, dove l’infezione colpisce generalmente l’infanzia e presenta un decorso asintomatico nel 70% dei casi o sintomi lievi. La malattia è letale in una piccolissima percentuale di casi (0,1% – 0,3%) che può arrivare fino all’1,8% negli adulti sopra i 50 anni. In Italia la malattia è endemica soprattutto nelle Regioni meridionali, dove più diffusa è la pratica di consumare frutti di mare crudi. Il rischio legato ai viaggi in zone endemiche, sebbene oscillante, rimane molto considerevole (16,7%). La vaccinazione è raccomandata ai viaggiatori che si recano in aree endemiche (soprattutto Africa centromeridionale), e ai soggetti a rischio (soggetti affetti da malattie epatiche croniche, persone che fanno uso di sostanze per via iniettiva, coloro che lavorano in ambienti a contatto con il virus, ecc.). Le persone infettate dal virus HAV, una volta sconfitta la patologia, risultano immunizzate dal virus in maniera permanente.

Epatite virale B (HBV)

L’epatite B è un’infezione del fegato causata da un virus a DNA appartenente al genere degli Orthohepadnavirus della famiglia degli Hepadnaviridae. È uno dei virus più infettivi al mondo. Può manifestarsi in una forma acuta, anche fulminante e letale, oppure in una forma cronica che può portare a cirrosi ed epatocarcinoma. L’epatite B acuta può inoltre cronicizzare in circa il 20% delle persone immunocompromesse. La malattia si trasmette attraverso il contatto con sangue o con altri liquidi biologici infetti, o può essere trasmessa da madre infetta a figlio durante la gravidanza. Il rischio di contagio tramite trasfusioni di sangue è ancora presente nei Paesi in via di sviluppo, ma è stato eliminato nei Paesi industrializzati grazie ai controlli effettuati sul sangue donato. L’epatite B è endemica in molti Paesi, compresa l’Italia (circa l’1-3% della popolazione risulta portatore cronico del virus). Tra i Paesi ad alta endemicità vi sono: Asia (soprattutto Cina), Europa Orientale (in particolare Russia), India ed Indonesia. Tra le zone a bassa prevalenza, vi sono l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, nei quali la patologia è presente solo in gruppi esposti a particolari rischi (tossicodipendenza, rapporti sessuali non protetti, esposizione professionale e infezione perinatale). Il rischio di sviluppare l’epatite cronica aumenta al diminuire dell’età in cui avviene l’infezione, dal 5% per gli adulti al 90% per i neonati. Nelle regioni a moderata ed alta prevalenza, i bambini sono i più colpiti: l’introduzione del vaccino nel 1982 ha ridotto drasticamente le percentuali di bambini HBV-positivi in tali Paesi, dall’8% all’1%. In Italia, dal 1991 la vaccinazione è obbligatoria per tutti i nuovi nati e, fino al 2003, lo è stata anche per gli adolescenti a 12 anni. Oggi, è anche fortemente raccomandata per tutti i gruppi di popolazione a maggior rischio d’infezione (tossicodipendenti, conviventi di portatori cronici, personale sanitario, ecc.).

Febbre gialla

La febbre gialla è una malattia prevenibile da vaccino di natura virale, causata dal Flavivirus (da flavus, in latino, giallo) trasmessa all’uomo dalla zanzara della specie Aedes, la stessa responsabile della trasmissione di altri virus. Una piccola percentuale di pazienti, entro 24 ore dalla risoluzione dei primi sintomi manifesta una seconda fase di malattia, che si accompagna di nuovo alla febbre e all’interessamento di diversi organi, in particolare fegato e reni. La metà dei pazienti che sviluppa questa fase va incontro a morte in 7-10 giorni. La vaccinazione è la misura preventiva più importante contro questa malattia, una singola dose è sufficiente per conferire un’adeguata protezione per tutta la durata della vita. Si accompagnano alla vaccinazione misure preventive comportamentali, come l’uso di repellenti e un abbigliamento idoneo, e le disinfestazioni ambientali. Per prevenire la diffusione internazionale, è essenziale che vengano applicati i regolamenti sanitari internazionali (2005) e che i viaggiatori da/per aree ad alto rischio presentino il certificato di vaccinazione contro la febbre gialla. Il virus è endemico nelle aree tropicali dell’Africa (Africa occidentale, centrale e orientale, 34 Paesi) e dell’America centrale e meridionale (da Panama alla parte settentrionale dell’Argentina, 13 Paesi). Nel continente europeo, nel 2018, si è registrato il numero più alto in un singolo anno, pari a 13 casi, tutti in soggetti viaggiatori di ritorno da aree di circolazione della malattia. Nessuno di questi casi è stato notificato in Italia.

Haemophilus influenzae tipo b (HIB)

L’haemophilus influenzae di tipo b (Hib) è un batterio che causa infezioni spesso severe, soprattutto tra i bambini di età inferiore ai 5 anni. Abitualmente, l’Hib dà una malattia simil-influenzale, che si risolve nel giro di qualche giorno. In alcuni casi, invece, l’infezione può evolvere in forme gravi dette forme invasive che risultano fatali soprattutto nella popolazione infantile. La trasmissione avviene attraverso contatto diretto, con inalazione di goccioline emesse con le secrezioni naso-faringee. Le due stagioni nelle quali Hib si diffonde maggiormente da un soggetto all’altro sono l’autunno e la primavera, e in caso di asili e scuole si possono verificare piccole epidemie. Le malattie invasive causate da Hib possono interessare diversi organi. I tipi più comuni di malattia invasiva sono la meningite, l’epiglottite, la polmonite, l’artrite, e la cellulite. La meningite è un’infezione delle membrane che coprono il cervello ed è la più comune tra le malattie invasive da Hib, pari al 50%-65% dei casi in era pre-vaccino, responsabile della maggior parte dei casi di meningite batterica nei bambini di età inferiore a 2 anni, e spesso causa di danni permanenti (sordità, ritardo mentale, epilessia). I sintomi tipici di meningite sono febbre, alterazione dello stato mentale e rigidità del collo. La letalità della meningite da Hib è del 2%-5% anche con una appropriata terapia antibiotica. Chi guarisce dalla meningite può avere però conseguenze neurologiche, che si verificano nel 15%-30% dei pazienti. Negli Stati Uniti, in epoca pre-vaccinale, venivano notificati circa 20.000-25.000 casi all’anno di meningite da Hib. La vaccinazione anti Hib, introdotta negli USA nel 1987, ha portato ad una drastica riduzione dei casi di malattia; dopo solo due anni dall’introduzione della stessa, la malattia era pressoché scomparsa. In Europa, nel 2010 sono stati segnalati 2.044 casi di malattia invasiva da Hib. In Italia, data la gravità di queste malattie, dal 1994 è attivo un sistema di sorveglianza nazionale delle meningiti, istituito dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità con la partecipazione di tutte le Regioni. Nel nostro Paese vi è stata una progressiva diminuzione dei casi di malattia da Hib, passando da 63 casi notificati nel 1998 a 5 casi notificati nel 2003. Questi importanti risultati sono da attribuire alla elevata copertura vaccinale presente in Italia.

Herpes Zoster (HZ)

L’Herpes Zoster (HZ), conosciuto anche come “fuoco di Sant’Antonio”, è una patologia comune e debilitante causata dalla riattivazione del virus della Varicella Zoster (VZV), virus a DNA che si contrae generalmente nel corso dell’infanzia. In seguito all’infezione primaria, che si manifesta come varicella, il virus diventa latente nei gangli sensitivi del cranio e del midollo spinale, e può riattivarsi all’aumentare dell’età con la riduzione della risposta immunitaria. Le cellule T memoria VZV-specifiche, infatti, si riducono con l’età; tale declino diventa significativo a partire dai 50 anni e correla con un aumentato rischio di HZ. Diversi studi suggeriscono che oltre all’età, condizioni mediche come il diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, tumore, o condizioni di immunosoppressione per malattia o terapia, possono aumentare il rischio di HZ, in quanto possono ridurre la risposta immunitaria. La localizzazione più frequente dell’HZ è a livello toracico, con rash cutaneo e nevralgia, solitamente limitati ad un lato del corpo, a fascia (da qui il nome “Zoster”, che in greco significa “cintura”). Nuove lesioni possono continuare ad apparire sino a 7 giorni, dopodiché si formano le croste che spariscono in 2-3 settimane. Il dolore tipicamente precede il rash vescicolare di 3-5 giorni ed in alcuni casi di alcune settimane (nevralgia prodromica). La forma che coinvolge la zona oculare del nervo trigemino, spesso definito come HZ oftalmico, rappresenta il 10-20% dei casi di HZ (localizzazione più frequente con l’aumentare dell’età), e quasi la metà di questi presenta in seguito complicanze oculari, come ad esempio, la cheratite neurotrofica. La complicanza più frequente dell’HZ è la nevralgia post-erpetica, che si verifica o persiste per almeno 3 mesi dopo l’insorgenza del rash o del dolore acuto da HZ, caratterizzata da dolore lungo le terminazioni nervose cutanee che può manifestarsi con uno o più accessi dolorosi o parossistici, brucianti o lancinanti, ad insorgenza spontanea, associati ad alterazioni della sensibilità ai diversi stimoli sensitivi e dolorifici, con un impatto negativo sulla qualità della vita. La durata del dolore associato a HZ aumenta con l’aumentare dell’età ed è maggiore nei soggetti di età pari o maggiore di 70 anni. È stata documentata la persistenza di episodi dolorosi con alterazioni funzionali nervose fino a 10 anni dal fenomeno acuto.

Frequenti risultano essere anche le possibili complicanze non neurologiche, tra cui la sovrainfezione batterica delle lesioni, con esiti cicatriziali, la disseminazione cutanea, la polmonite, la miocardite, l’esofagite, la pancreatite, l’ulcerazione gastrica e l’angioite granulomatosa. L’incidenza dell’HZ è simile in tutto il mondo e correla con l’età della popolazione, con un picco nei soggetti di 75-79 anni. Negli Stati Uniti, Canada ed Europa l’incidenza annua stimata è pari a 3-4 casi per 1000 persone-anno. Con l’aumentare della popolazione anziana e fragile si attende nel prossimo futuro un aumento dei casi di HZ. In media[1] circa una persona su 3 svilupperà HZ nel corso della vita e la patologia interessa circa la metà dei soggetti che vivono fino a 85 anni. In Italia si stimano circa 157.000 nuovi casi di HZ ogni anno. La gestione clinico-terapeutica dell’HZ è complessa e spesso insoddisfacente. La vaccinazione anti HZ rappresenta, quindi, una possibile soluzione alternativa efficace per prevenire l’insorgenza della patologia.

[1] Harpaz et al. (2008). Prevention of herpes zoster: recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP). MMWR Recomm Rep; 57:1‐30

Influenza

L’influenza è una malattia infettiva stagionale provocata dai virus influenzali del genere Orthomixovirus, che infettano le vie aeree (naso, gola, polmoni). È molto contagiosa, perché si trasmette facilmente attraverso goccioline di muco e di saliva, con tosse e starnuti, ma anche semplicemente parlando vicino a un’altra persona, o per via indiretta, attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. È più facile ammalarsi di influenza quando si frequentano luoghi chiusi affollati e con frequenti occasioni di contatto, proprio per questo la malattia ha una maggiore diffusione nei periodi invernali. L’influenza è una malattia stagionale che nel nostro Paese si manifesta soprattutto in inverno con un picco fra dicembre e marzo. Infezioni sporadiche possono verificarsi anche al di fuori delle normali stagioni influenzali, anche se nei mesi estivi l’incidenza è molto bassa. L’influenza è frequente motivo di consultazione medica e di ricovero ospedaliero ed è la principale causa di assenza dal lavoro (10% di tutte le assenze dal lavoro) e dalla scuola, tanto che l’assenteismo aumenta del 56% nel corso della stagione influenzale, provocando la perdita di 500.000 giornate lavorative durante il picco influenzale. In Italia la durata media dell’assenza dal lavoro è di 4.8 giorni, ed ogni caso di influenza costa complessivamente 330 euro. Le epidemie influenzali annuali sono associate a morbosità e mortalità elevate. Il Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) stima che, in media, circa 40 mila persone nell’ Unione europea, muoiano prematuramente ogni anno a causa dell’influenza. Generalmente la persona con l’influenza guarisce senza conseguenze, però ci sono dei casi in cui la malattia causa delle complicazioni che possono essere anche fatali. Sono più a rischio di sviluppare complicanze i bambini, gli anziani e le persone affette da patologie croniche, e la mortalità più elevata si osserva nella fascia di età superiore ai 65 anni, dove si verifica il 90-94% dei decessi. Si è infatti dimostrato che la sola età superiore ai 65 anni comporta un maggiore rischio del 70% di sviluppare complicanze. L’influenza si complica nel momento in cui l’infezione non rimane più confinata alle prime vie respiratorie, ma si propaga alle vie più profonde come i bronchi e i polmoni. Le complicanze dell’influenza sono la bronchite e la polmonite; quest’ultima è particolarmente temibile da chi già soffre di malattie polmonari o cardiache croniche tanto che fa aumentare i tassi dei ricoveri di 3-5 volte. Altre complicanze possono essere le sinusiti e le otiti (soprattutto nei bambini). L’influenza, inoltre, nei soggetti maggiormente a rischio (per esempio cardiopatici e broncopneumopatici) può determinare un rapido peggioramento della malattia già presente ed avere esito letale. Una caratteristica importante dei virus dell’influenza è che hanno la capacità di cambiare le caratteristiche delle proteine di superficie. È proprio a causa di questa loro proprietà che ogni anno si verificano le epidemie di influenza e che, a differenza di molte altre malattie, una volta che ci si ammala, non si sviluppa una protezione contro successive infezioni (immunità); per lo stesso motivo il vaccino contro l’influenza deve essere ripreparato ogni anno con i ceppi circolanti e quindi somministrato annualmente.

Malaria

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha approvato nel 2021 il primo vaccino contro la malaria, arma di prevenzione per contrastare una delle malattie infettive più letali, che ogni anno provoca circa 400mila vittime, concentrate soprattutto nel continente dell’Africa subsahariana. Il vaccino approvato dall’OMS è in grado di agire contro tutte le malattie parassitarie, ma nella fattispecie della malaria va ad inibire il Plasmodium falciparum, il più letale e diffuso degli agenti patogeni della malattia. Ad oggi, il vaccino a disposizione, seppure presenti un’efficacia contenuta, è il più importante strumento in uso nella lotta contro la malattia negli ultimi decenni. Sino ad ora, infatti, la misura preventiva largamente diffusa contro la malaria è rappresentata dalle zanzariere intrise di insetticida, sotto le quali i bambini sono costretti a dormire e vivere per non essere punti ed infettati, e il cui utilizzo è servito a ridurre i decessi tra i bambini sotto i 5 anni del 20 per cento circa.

Gli studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato come il vaccino approvato dall’OMS “abbia il potenziale per dare un contributo sostanziale al controllo della malaria se usato in combinazione con altre misure di controllo efficaci, specialmente nelle aree ad alta trasmissione”. Da qui la necessità di diffondere capillarmente, e il prima possibile, l’uso del vaccino, che è già stato testato in fase di sperimentazione in Kenya, Malawi e Ghana, dove sono state somministrare 2,3 milioni di dosi, come integrazione dei programmi di immunizzazione locali con una somministrazione in quattro dosi a partire dai bambini di cinque mesi.

Meningococco

L’agente responsabile è un batterio denominato Neisseria Meningitidis. Sono attualmente noti tredici tipi (sierotipi) di Meningococco, ma solo cinque (A, B, C, Y, W135) sono rilevanti dal punto di vista clinico e capaci di provocare malattia ed epidemie. I sierotipi B e C sono responsabili della maggior parte dei casi in Italia, Europa e Americhe, sebbene anche i casi da attribuire ai tipi Y e W135 siano in aumento. I sierotipi A e C prevalgono in tutta l’Asia e l’Africa, il sierotipo W135 è noto per le meningiti verificatesi tra i pellegrini di ritorno dalla Mecca e per le epidemie in Africa. La trasmissione avviene attraverso goccioline nasali e faringee di persone infette o portatori. La fascia di età in assoluto più colpita è quella al di sotto di 5 anni di età, ma anche quella degli adolescenti ed i giovani fino ai 25 anni di età. Nel caso dei viaggiatori internazionali la suscettibilità riguarda anche l’età adulta. La meningite è la presentazione più comune di malattia invasiva da meningococco. I sintomi di meningite sono comparsa improvvisa di febbre, mal di testa, e rigidità del collo, spesso accompagnata da altri sintomi, quali nausea, vomito, fotofobia (sensibilità dell’occhio alla luce), e stato mentale alterato. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i tassi più alti nel mondo si registrano nella cosiddetta meningitis belt (fascia della meningite), area che comprende i Paesi dell’Africa sub sahariana, dal Senegal all’Etiopia. In questa fascia, dove vivono circa 300 milioni di persone, la malattia è endemica e la stagione secca ne favorisce la diffusione. Nel 1996, infatti, in questa zona si è verificata la più grave epidemia di meningite mai registrata, con circa 250.000 casi e 25.000 morti in Niger, Nigeria, Burkina Faso, Ciad, Mali e altri Paesi limitrofi. La carenza di vaccini e di sistemi sanitari e di cura hanno sicuramente inciso sulle proporzioni dell’epidemia. Nei Paesi ad alto reddito e a clima temperato il numero di casi di meningite è piuttosto sporadico (aumentano in inverno e primavera). In Europa e negli Stati Uniti, la maggior parte dei casi è data da meningococco B e C. Negli ultimi dieci anni, l’introduzione in molti Paesi europei della vaccinazione di massa contro i ceppi B e C della malattia meningococcica ha ridotto significativamente il numero dei casi riportati.

Morbillo

Il morbillo è una malattia infettiva altamente contagiosa, causata da un virus del genere morbillivirus che si trasmette per via aerea, causando febbre alta, faringite, congiuntivite ed una caratteristica eruzione cutanea (esantema). Prima dell’introduzione del vaccino, avvenuta nel 1963, e della diffusione delle vaccinazioni di massa, ogni 2-3 anni si verificavano delle epidemie che si stima causassero globalmente 2.6 milioni di morti ogni anno. Anche in Europa, nell’era pre-vaccinale, la malattia era endemica (costantemente presente) ma l’introduzione del vaccino ne ha completamente stravolto la diffusione. Attualmente il morbillo non è più endemico nella maggior parte dei paesi europei, tuttavia, restano frequenti i focolai causati da casi importati, soprattutto nei paesi con sottogruppi della popolazione che presentano bassi livelli di immunità. In Italia, dal 1970 alla fine degli anni 90, il morbillo ha avuto un andamento ciclico con picchi epidemici molto elevati, che si sono poi ridotti, dall’inizio degli anni 2000, grazie all’aumentare delle coperture vaccinali e, a partire dal 1997, si è anche allungato l’intervallo tra un’epidemia e la successiva. Tuttavia, la malattia continua a circolare nel nostro Paese periodicamente assistiamo al verificarsi di epidemie, e negli ultimi anni le coperture hanno iniziato a calare e i casi di morbillo a crescere. I dati relativi al 2020 hanno evidenziato una riduzione del numero delle infezioni, probabilmente legata alle misure di contrasto alla diffusione di COVID-19. Si sono infatti registrati solamente 103 casi, contro i 1.627 dell’anno precedente. Di questi 103 casi: 92 (93,0%) non erano vaccinati al momento del contagio e quattro (4,0%) avevano effettuato una sola dose di vaccino. Il 26,2% dei 103 pazienti ha riportato almeno una complicanza. Circa il 30% dei casi di morbillo, infatti, sviluppa una o più complicanze e queste si verificano più spesso nei bambini di età inferiore ai 5 anni, negli adulti sopra i 20 anni, nelle donne in gravidanza e nelle persone con una compromissione del sistema immunitario. Le più frequenti sono diarrea, otite media e polmonite. Le complicanze più gravi includono cecità, encefalite (patologia infiammatoria che colpisce il cervello), diarrea severa e conseguente disidratazione, infezioni dell’orecchio e infezioni respiratorie severe come la polmonite. La maggior parte dei decessi legati al morbillo è causata proprio dalle complicanze. Sebbene l’encefalite acuta si verifichi in una percentuale ridotta di casi (1 su 1000) in alcuni casi questa causerà danni neurologici permanenti. Esiste poi una complicanza molto rara (1 ogni 100 000 casi) ma estremamente grave: la Panencefalite Subacuta Sclerosante (PESS), una patologia degenerativa del sistema nervoso centrale che in genere esordisce da 4 a 10 anni dopo l’infezione. La PESS causa deterioramento cognitivo, convulsioni e anomalie motorie e conduce alla morte nell’arco di 1-3 anni. La vaccinazione è l’unica misura efficace nel prevenire il morbillo. Il vaccino contro il morbillo determina una risposta immunitaria simile a quella indotta dall’infezione: il sistema immunitario produce anticorpi contro il virus e il soggetto vaccinato risulta quindi protetto contro la malattia senza però esporsi al rischio di sintomi gravi, complicanze o sequele, come accadrebbe contraendo il Morbillo. L’unico serbatoio del virus è rappresentato dalla specie umana, questo aspetto rende possibile la sua eradicazione come avvenuto per il vaiolo umano.

Papillomavirus umano (HPV)

L’HPV (Human Papilloma Virus) è un virus appartenente al gruppo dei Papillomaviridae, che causa infezioni estremamente diffuse nella popolazione, in cui la via di contagio è il contatto diretto, generalmente sessuale, con una persona infetta. L’Hpv è responsabile di un’ampia gamma di patologie dell’apparato genitale tra cui i condilomi, le lesioni cervicali e le neoplasie anogenitali, in particolare il tumore del collo dell’utero: si è osservata una fortissima correlazione tra cancro della cervice e infezione pregressa da HPV al punto che si è dimostrato che prevenendo l’infezione, si abbattono i tassi di cancro nelle coorti vaccinate. Si stima che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della propria vita con un virus HPV di qualunque tipo e che oltre il 50% si infetti con un tipo ad alto rischio oncogeno. Fortunatamente, la maggioranza delle donne con infezione da HPV non si ammala di tumore. Senza dubbio però, il carcinoma della cervice uterina è la lesione più temibile tra quelle associate all’infezione da HPV, per gravità e frequenza. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), esso è il quarto tumore più frequente nel sesso femminile, ed è il primo tumore riconosciuto dall’OMS come totalmente riconducibile ad un’infezione. In Italia nel 2020 si sono stimate circa 2400 nuove diagnosi (1,3% di tutti i tumori incidenti nelle donne), con una frequenza aumentata nella fascia d’età giovanile. Tra le Malattie a Trasmissione Sessuale (MTS) l’HPV rappresenta l’infezione che si manifesta con più frequenza, soprattutto nelle fasce d’età più giovani della popolazione (in particolare fino a 25 anni. L’uso del condom non elimina totalmente il rischio di infezione dal momento che il virus infetta spesso anche la cute non protetta dal profilattico. Nella maggior parte dei casi l’infezione è transitoria e asintomatica e il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno. Tuttavia, l’infezione da HPV può manifestarsi in una forma virale persistente caratterizzata da una varietà di lesioni della pelle e delle mucose. Sono stati identificati più di 100 tipi di HPV (noti come sierotipi), la maggior parte dei quali causa lesioni come le verruche comuni, che spesso si trovano a livello delle mani e dei piedi. Circa 40 tipi di HPV infettano invece le mucose, in particolar modo quelle genitali, causando le verruche veneree, note anche come condilomi. Alcune lesioni possono invece evolvere verso gravi forme neoplastiche, ovvero lesioni genitali con alto rischio di trasformazione maligna; i più comuni sierotipi ad alto rischio oncogeno sono il sierotipo 16 e il 18 che, insieme, sono responsabili di circa il 70% dei tumori della cervice uterina, oltre che di altri tumori della regione ano-genitale. Attualmente non esistono farmaci per curare l’infezione da HPV. Considerando il carcinoma della cervice uterina, il trattamento è strettamente dipendente dallo stadio in cui il tumore viene diagnosticato e può prevedere (se affrontato per tempo) chirurgia, chemioterapia e/o radioterapia. La prevenzione si può attuare in diverse maniere, prima fra tutte attraverso la vaccinazione, per la quale il dodicesimo anno di vita rappresenta l’età preferibile per l’offerta attiva (sia per i maschi sia per le femmine); esiste poi la prevenzione tramite screening,per cui attualmente esistono due metodiche: il Pap-test(o esame citologico cervico-vaginale), e il Test per il Papilloma Virus (HPV-DNA test).

Parotite

La parotite, conosciuta fin dall’antichità con il nome popolare di “orecchioni”, è una malattia infettiva e contagiosa che si localizza in vari organi e tessuti, ma preferenzialmente interessa le prime vie aeree (faringe, laringe e trachea) e le ghiandole salivari. L’agente responsabile è un virus, chiamato virus della parotite, che si diffonde attraverso le goccioline di saliva emesse nell’aria dal malato o per contatto diretto con materiale contaminato da saliva infetta. La malattia esordisce con sintomi non specifici come febbre modesta, malessere, perdita dell’appetito e cefalea. Nel giro di 2-3 giorni la parotide aumenta di dimensioni procurando al malato dolore alle orecchie e alla palpazione dell’angolo della mandibola (zona parotidea). L’infiammazione delle parotidi conferisce al viso del malato l’aspetto caratteristico da cui deriva la denominazione di “orecchioni”. Nei bambini la parotite è considerata una malattia ad evoluzione benigna, ma non è priva di complicanze. Queste si verificano più di frequente se la malattia viene acquisita dopo la pubertà o in età adulta. Le complicanze più frequenti sono: meningite, encefalite (porta raramente alla morte, ma si possono avere conseguenze permanenti), orchite (infiammazione dei testicoli: è la complicanza più frequente nei maschi in età post-puberale, può colpire fino al 38% dei maschi in questa età), ooforite (infiammazione delle ovaie), pancreatite, sordità ( colpisce 1 persona ogni 20.000 malati, di solito colpisce un solo orecchio ed è permanente, la parotite rappresenta nei bambini la principale causa di sordità neurosensoriale acquisita). Altre complicanze meno frequenti sono artrite e nefrite. Inoltre, il contagio durante il primo trimestre di gravidanza è associato ad un’alta percentuale di aborti spontanei (25%). La patologia è endemica (cioè sempre presente nella collettività) e la maggior parte dei casi di malattia si verificano nel tardo inverno e all’inizio della primavera. In Italia, a partire dal 1999, si è registrato un progressivo aumento delle coperture vaccinali e, in parallelo, un calo continuo del numero dei casi.

Pertosse

La pertosse, detta anche tosse canina, è una malattia infettiva causata dal batterio Bordetella pertussis. La malattia colpisce tutte le età, ma interessa prevalentemente i bambini di età inferiore ai 5 anni; i lattanti con meno di 6 mesi sono più a rischio di contrarre una forma severa della malattia. Si trasmette attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando. L’uomo è l’unico serbatoio noto del batterio. La pertosse è una malattia molto contagiosa: un malato di pertosse può contagiare fino al 90% delle persone suscettibili all’infezione con cui viene a contatto. La malattia può presentare quadri di gravità variabile a seconda dell’età: sono caratteristici gli accessi di tosse convulsiva, cui segue un periodo di assenza di respiro (apnea) più o meno prolungato e vomito. Nei bambini molto piccoli sono relativamente frequenti le complicazioni a carico del sistema nervoso (encefalopatia), con possibili danni permanenti. Altre possibili complicazioni sono laringiti, broncopolmoniti, convulsioni, o, meno frequenti, pneumotorace, ematoma subdurale, ernia ombelicale e prolasso rettale. La pertosse è caratterizzata da un’elevata mortalità: si verificano mediamente 5 decessi ogni 1000 casi, e riguardano quasi totalmente i bambini entro l’anno di età (la percentuale aumenta se la malattia è contratta nel primo mese di vita). La causa principale di morte è la polmonite. In tutto il mondo la patologia è endemica. La maggior parte dei casi di malattia si verifica nel periodo estivo-autunnale. La protezione acquisita tramite l’infezione o la vaccinazione diminuisce lentamente con il passare degli anni; pertanto, chi ha contratto la pertosse o è stato vaccinato solo da bambino potrebbe riammalarsi durante l’adolescenza o l’età adulta, anche se in forma più lieve. Proprio gli adolescenti e gli adulti in questa condizione sono i principali responsabili della trasmissione della malattia ai lattanti non ancora vaccinati o parzialmente vaccinati. In Italia l’introduzione del vaccino cellulare (1961) contro la pertosse ha permesso di ridurre notevolmente i casi di malattia e le morti dovute alla malattia stessa; con l’introduzione del vaccino acellulare, avvenuta nel 1995, e con l’offerta gratuita del vaccino in tutte le regioni italiane a partire dal 2002 i tassi di incidenza sono scesi ulteriormente. Ad oggi, però, parallelamente al calo delle coperture vaccinali, il numero di bambini al di sotto di 1 anno di età ricoverati per pertosse è in aumento.

Pneumococco

Lo Pneumococco o Streptococcus pneumoniae è un batterio molto diffuso, responsabile di infezioni anche gravi soprattutto nei bambini con meno di 1 anno, negli adulti con più di 65 anni di età e in chi è affetto da determinate malattie o condizioni. Non è raro riscontrare il batterio nel tratto respiratorio superiore (naso e gola) di bambini e adulti sani: si stima che il 20-60% dei bambini e il 5-10% degli adulti siano portatori del batterio, senza rendersene conto perché, in condizioni normali di immunità, il germe si localizza nelle vie aeree senza dare alcun disturbo. Lo Pneumococco circola con facilità da soggetto a soggetto per via aerea, tramite le goccioline di saliva emesse con starnuti, tosse o semplicemente parlando, o per contatto diretto con materiale contaminato da saliva infetta. I casi di malattia si verificano soprattutto nel periodo invernale. Nel caso in cui i germi si riproducano nel sangue o in altri distretti del corpo dove normalmente non sono presenti, possono dare vita a delle forme gravi di malattie batteriche invasive, come batteriemia, polmonite, meningite, osteomielite. Queste gravi forme di infezione possono progredire fino alla sepsi, una condizione ad elevatissima mortalità: le persone più a rischio di sviluppare una grave infezione sono i bambini, soprattutto nel primo anno di vita, e gli adulti con più di 65 anni di età. Sono inoltre considerate a rischio anche persone che soffrono di patologie che deprimono il sistema immunitario o affette da malattie croniche. Nella popolazione anziana la mortalità della polmonite da Pneumococco può raggiungere valori del 30-40%, nonostante le terapie antibiotiche e il ricorso alla terapia intensiva. La meningite può dare esiti permanenti di disabilità e nei casi più gravi portare alla morte, con un tasso di mortalità che arriva al 40% nelle persone adulte. Le forme gravi di infezione da pneumococco sono divenute ancora più rischiose dato che nel tempo il batterio è divenuto resistente ad alcuni antibiotici: ecco perché è fortemente raccomandata la vaccinazione.

Poliomielite

La poliomielite è una malattia infettiva molto contagiosa causata dal poliovirus che, dopo avere provocato un’infezione a livello intestinale, colpisce il sistema nervoso centrale distruggendo le cellule neurali e inducendo una paralisi che, nei casi più gravi, diventa totale. In circa i due terzi delle forme paralitiche di poliomielite, le debolezze muscolari sono permanenti. Questo può portare a deformità scheletriche, al blocco delle articolazioni e a difficoltà di movimento. Il contagio avviene attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati, o attraverso la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. A livello mondiale il programma di vaccinazione estensiva elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’eradicazione della poliomielite ha permesso di passare da 350.000 casi di malattia paralitica nel 1988 a 5 casi di poliomielite nel 2021. In Italia, tra il 1939 ed il 1962, venivano segnalati in media circa 3.000 casi di poliomielite paralitica all’anno, con un picco di 8.300 casi nel 1958. A partire dai primi anni ‘60, l’incidenza della malattia si è drasticamente ridotta. L’ultimo caso in Italia si è verificato nel 1982. Essendo l’uomo l’unico ospite del virus, attraverso la vaccinazione è possibile ottenere la sua scomparsa (eradicazione). Attualmente la poliomielite è endemica solo in Afghanistan e Pakistan. Il resto del mondo è libero dalla malattia; tuttavia, finché essa sarà presente anche in un unico Paese del mondo, esisterà un rischio di importazione del virus e quindi di contrarre l’infezione. Per tale motivo è necessario continuare a proteggere la popolazione con la vaccinazione.

Rabbia

La rabbia è una malattia trasmessa dagli animali all’uomo, causata dal virus Rabies lyssavirus. Quando colpisce l’uomo causa un’encefalite particolarmente grave e, una volta comparsi i sintomi, la prognosi è infausta; per questo motivo, in tutti i casi dubbi è necessario prendere i provvedimenti necessari ad evitare l’insorgere della patologia. La rabbia causa annualmente oltre 55.000 morti umane nel mondo, soprattutto in Sudamerica, Africa e Asia, dove è molto diffusa la rabbia canina. Nel 2013 l’Italia è stata dichiarata indenne dalla rabbia, infatti, l’ultimo caso registrato risale a febbraio 2011. La sintomatologia è caratterizzata, in una prima fase, da sintomi generici e poco specifici come la febbre, associata a dolore, formicolio e sensazione di bruciore in corrispondenza della ferita. Successivamente la malattia può evolvere in due diverse forme, forma furiosa e forma paralitica, ma entrambe portano alla morte. Nell’uomo, la prevenzione si basa sulla vaccinazione preventiva per chi svolge professioni a rischio, come veterinari e guardie forestali, nonché sulla profilassi post-esposizione (misure preventive messe in atto in seguito alla presunta esposizione a un agente infettante) tramite vaccino e/o anticorpi anti-rabbia, da eseguire in caso di interazione con un animale sospetto. Per quanto riguarda la prevenzione negli animali, invece, sono importanti la vaccinazione degli animali domestici, la lotta al randagismo, l’attuazione di provvedimenti coercitivi (cattura ed eventuale abbattimento). Inoltre, negli ultimi anni, è stata introdotta in Europa la vaccinazione dei carnivori selvatici, in particolare delle volpi, con un forte calo della diffusione della malattia. Particolare cura dovrebbe essere posta nell’osservare cambi di comportamento o fenomeni aggressivi in animali normalmente mansueti che potrebbero indicare un’infezione in atto.

Rotavirus

L’infezione è causata da un virus trasmesso principalmente per via oro-fecale, ma anche per via respiratoria, per contatto interpersonale e attraverso il contatto con superfici contaminate. Il rotavirus è la causa più comune di gastroenterite (GE) pediatrica, in particolare nei neonati e nei bambini sotto i cinque anni. Si tratta di un virus diffuso ovunque nel mondo. In assenza di anticorpi, basta una piccola quantità di virus per stabilire l’infezione, che nei neonati e nei bambini piccoli è in genere sintomatica e grave. Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve entro pochi giorni, ma a volte, soprattutto nei bambini al di sotto dei 5 anni, può determinare pericolose gastroenteriti, che possono portare a considerevole perdita di liquidi e grave disidratazione, a causa della distruzione da parte del virus delle cellule dell’intestino tenue, responsabili del riassorbimento di acqua. In questi casi, in assenza di adeguata terapia di supporto a livello ospedaliero, la malattia può essere letale. Nel nostro Paese, il virus infetta soprattutto nel periodo invernale, tra novembre e marzo. L’aver già contratto l’infezione una volta non è sufficiente per dare un’immunità duratura; infezioni successive, tuttavia, tanto nell’infanzia quanto nell’età adulta, possono dare sintomi più leggeri. Ogni anno, nel mondo, la GE da rotavirus causa circa mezzo milione di decessi sotto i 5 anni; di questi, l’80% circa si verifica nei Paesi in via di sviluppo. Negli Stati Uniti, contesto assimilabile a quello italiano, le morti associate a rotavirus colpiscono soprattutto i bambini tra 4 e 23 mesi d’età: allo stato attuale, tuttavia, si stima che la vaccinazione potrebbe prevenire 8 decessi su 10, e ridurre la severità della malattia. Poiché non esiste una terapia antivirale per l’infezione da rotavirus (e, ovviamente, trattandosi di virus, gli antibiotici non servono), il vaccino rimane l’unico vero metodo preventivo attualmente a disposizione; sono infatti gli anticorpi, la cui produzione viene stimolata dal vaccino, il principale meccanismo di protezione contro l’infezione virale.

Rosolia

La rosolia è una malattia infettiva esantematica, che più comunemente colpisce l’età infantile, causata dal Rubivirus, che ha la capacità di localizzarsi in diversi tessuti, tra i quali anche i linfonodi. La malattia conferisce una protezione nei confronti di successive infezioni che dura tutta la vita; anche il vaccino, quindi, conferisce una immunità duratura. Endemica in tutto il mondo e trasmessa per via aerea, soprattutto in età infantile ha generalmente un andamento benigno, anche se non sono rare le complicanze soprattutto negli adulti. I danni più gravi della malattia si verificano se l’infezione viene contratta da una donna in gravidanza: tutti gli organi ed i tessuti fetali sono coinvolti e gli effetti sul nascituro possono essere molto gravi: aborto spontaneo; morte intrauterina del feto; malformazioni e lesioni quali sordità, ritardo mentale, microcefalia, cataratta, malattie congenite del cuore. Le donne che intendano intraprendere una gravidanza, non vaccinate o non immuni in seguito alla malattia, dovrebbero sottoporsi, prima del concepimento, ad una ricerca degli anticorpi ed eventualmente alla vaccinazione (il test è offerto gratuitamente). In Italia il numero dei casi di rosolia è diminuito marcatamente a partire dalla fine degli anni ‘90, contestualmente all’aumento della copertura vaccinale e si è ulteriormente ridotto con l’avvio, a partire dal 2003, del Piano Nazionale per l’Eliminazione del Morbillo e della Rosolia Congenita (PNEMoRc).

Tetano

Il tetano è una grave malattia batterica, causata da un batterio denominato Clostridium tetani, presente nell’ambiente sotto forma di spore, che può penetrare attraverso ferite, anche banali, e produce una tossina potentissima, che agisce sulle terminazioni nervose, provocando spasmi muscolari incontenibili.  Il tetano non si trasmette da persona a persona. Può determinare diverse complicanze. Lo spasmo delle corde vocali e/o lo spasmo dei muscoli della respirazione tanto da mettere in seria difficoltà la respirazione porta a problemi con la respirazione. Gli spasmi muscolari possono determinare fratture della colonna vertebrale o delle ossa lunghe. L’iperattività del sistema nervoso autonomo può portare a ipertensione o aritmie. Negli ultimi anni, il tetano è stato fatale in circa l’11% dei casi segnalati. I casi che hanno più probabilità di essere fatali sono quelli che si verificano in persone con più di 60 anni (18%) e le persone non vaccinate (22%). L’OMS riporta una riduzione dei casi di tetano in tutto il mondo anche in relazione all’aumento delle coperture vaccinali; lo stesso è accaduto sul territorio italiano, a partire dall’introduzione della vaccinazione obbligatoria nei bambini all’inizio degli anni Sessanta. Tutti i casi di tetano osservati in Italia nel corso degli ultimi anni riguardano persone che non erano mai state vaccinate, o non erano vaccinate in modo adeguato (< 3 dosi, o intervallo superiore a 10 anni dall’ultima dose). Nella maggior parte dei casi di tetano segnalati in questi ultimi anni, l’infezione è stata provocata da ferite o da escoriazioni di modesta entità.

Varicella

La varicella è una malattia infettiva altamente contagiosa trasmessa per via aerea o contatto diretto con il contenuto delle vescicole disseminate sulla pelle; è provocata da un virus a DNA, il virus della Varicella zoster (VZV), appartenente alla famiglia degli Herpesvirus. È una malattia benigna, ma particolarmente pericolosa se contratta in gravidanza per le possibili conseguenze sul neonato, nelle persone immunodepresse e nelle persone anziane. Insieme a rosolia, morbillo, pertosse e parotite, la varicella è annoverata fra le malattie contagiose dell’infanzia, che nella maggioranza dei casi colpiscono i bambini tra i 5 e i 10 anni. La malattia si diffonde e trasmette per via aerea soltanto tra gli esseri umani che risultano essere l’unico serbatoio noto del virus, e l’infezione conferisce un’immunità. Ciò nonostante, il virus non viene di norma eliminato dall’organismo infettato ma rimane latente nei gangli delle radici nervose centrali per tutta la vita. Nel 10% – 20% dei casi il virus si riattiva a distanza di anni determinando l’Herpes Zoster. I casi più complessi di varicella riguardano neonati, adolescenti, adulti e soggetti immunodepressi, che possono essere interessati da diverse complicanze, tra cui epatite, encefalite, polmonite, sovrainfezioni batteriche delle lesioni cutanee. In Italia, come in Europa, fino a qualche anno fa il maggior numero di casi di varicella si verificava nei bambini non vaccinati di età inferiore ai 10 anni. La vaccinazione antivaricella nei nuovi nati è oggi obbligatoria nei nati dal 2016 in poi.


Il COVID-19

Pur non rientrando tra le malattie prevenibili da vaccino (sappiamo che i vaccini attualmente disponibili contro questa malattia non offrono immunità permanente), non possiamo non accennare brevemente a questa malattia che soltanto recentemente ha con forza attaccato il nostro pianeta ed il genere umano. Covid-19 è una malattia respiratoria acuta causata dal virus SARS-CoV-2, appartenente alla famiglia dei coronavirus, e identificato nel 2019. Le attuali evidenze mostrano che il SARS-CoV-2 si diffonde da persona a persona per contatto stretto con persone infette, per via aerea attraverso secrezioni respiratorie, e in modo indiretto, attraverso oggetti o superfici contaminati. I sintomi di Covid-19 variano sulla base della gravità della malattia, dall’assenza di sintomi (malato asintomatico) alla presenza di febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, naso che cola, debolezza, affaticamento e dolore muscolare e nei casi più gravi, polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock settico, che potenzialmente portano alla morte. Per questa malattia sono disponibili attualmente alcuni vaccini, offerti gratuitamente alla popolazione, secondo alcune priorità, in base al Piano vaccini anti Covid-19. Tali vaccini, pur non impedendo completamente il contagio e non offrendo immunità totale, si sono dimostrati comunque efficaci non solo nel limitare l’espansione incontrollata della pandemia, ma anche nel ridurre le complicanze e i decessi, oltre che alleviare sensibilmente i sintomi della malattia e aiutare a tutelare in particolare i soggetti fragili.

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